Manovra: il testo torna alla Camera, ok in Commissione tra tensioni – Politica

Inviato al relatore per riferire sulla manovra alla Camera in Aula votato in Commissione Bilancio con le opposizioni uscite dall’Aula. Dopo ripetute tensioni, l’opposizione si è allontanata mentre il presidente Giuseppe Mangialavori ha proceduto speditamente al voto sui singoli emendamenti rivisti alla luce delle risultanze della Ragioneria dello Stato.

Ok dell’Aula al rinvio in commissione del testo della Manovra. La richiesta è stata accolta con 155 voti. La seduta riprenderà alle 20. Respinta la richiesta di Marco Grimaldi dell’Avs, che chiedeva anche l’abolizione delle norme sulla caccia al cinghiale. Su questa richiesta si sono astenuti i deputati del Terzo Polo.

“Dopo la ripresa della Camera ci sarà una riunione della commissione Bilancio”, ha detto Paolo Trancassini (FdI), uno dei relatori del provvedimento. Tuttavia, c’è un dibattito sull’argomento. Le opposizioni puntano a riaprire l’istruttoria in commissione, non solo per la rimozione della norma senza coperture sui 450 milioni di euro ai Comuni approvati per errore, ma anche su altri provvedimenti, da quello sulla Carta Cultura Giovani a quello sulla caccia in città.

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Tolto l’emendamento che stanzia 450 milioni per i Comuni e altri 44 correttivi di altrettanti emendamenti, in gran parte sempre dovuti a problemi di copertura. Sono questi i rilievi della Ragioneria sulle modifiche approvate alla manovra che torneranno poi all’esame della commissione Bilancio della Camera.

Le nuove misure su Carta Giovani e smart working finire nel mirino della Ragioneria dello Stato. Tra le 44 correzioni che i supertecnici chiedono di fare in vista dell’arrivo della manovra in Aula alla Camera compaiono anche questi due provvedimenti. Nel primo caso finisce sotto la lente di ingrandimento il modo in cui sono scritte le coperture per il 2023, mentre nel secondo i dubbi riguardano il mondo della scuola e la sostituzione del personale scolastico a cui è concesso lo smart working.

Intanto il governo anticipa la riforma del processo civile. Con un emendamento del governo alla legge di bilancio la parte delle norme civili contenute nella ‘riforma Cartabia’ non entrerà più in vigore il 30 giugno, ma il 28 febbraio.

“Mi sembra che tra mille difficoltà, anche nel periodo di rodaggio, con giornate complesse dovute alla legge di Bilancio e nonostante tutto ciò che può e dovrà essere migliorato, si può dire che rispetto a chi sperava e prefigurava come una catastrofe la partenza della nostra maggioranza e del nostro governo, tutta la narrazione fatta contro di noi sta tornando indietro come un boomerang”. Così, secondo quanto si apprende, il presidente di Fratelli d’Italia e premier Giorgia Meloni ai suoi parlamentari che ha incontrato per scambiarsi gli auguri.

“Purtroppo non ci sono più margini sulla manovra per Option Donna, Speravo di riuscire a gestire questa fase, ma le varie coperture della Ragioneria ci hanno impedito di dare questa risposta. Abbiamo ancora qualcos’altro da poter cambiare nel decreto Mille Proroghe, stiamo lavorando, la nostra volontà è dare risposte se troveremo le coperture. Si tratta solo di trovare le coperture per rinnovare Opzione Donna, il problema è pluriennale, servono 80 milioni nel 2023 poi si sale a 250 milioni nel 2024”. Radio 24. Durigon annuncia poi un decreto nella seconda metà di gennaio, che inciderà sul reddito di cittadinanza, “ma anche molti altri argomenti al lavoro”.

“L’offerta giusta che abbiamo in mente prevede che chiunque, anche laureato, se gli offre un lavoro anche solo come cameriere, semmai, ha ragione ad accettarlo, perché se uno prende soldi pubblici non credo che possa fare lo schizzinoso. Resta anche il criterio della territorialità perché una persona non può andare a Trieste per due giorni se è di Napoli, rassicurerei Conte”..

“Assolutamente si”. Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo così a una domanda, parlando con l’ANSA a margine della Conferenza degli ambasciatori alla Farnesina, sul rispetto delle scadenze per l’approvazione della manovra entro fine anno. “Le frizioni sono fisiologiche e fanno parte del gioco”, ha aggiunto il ministro, ribadendo che “il voto favorevole avverrà entro la fine dell’anno”.

“Siamo stati eletti per questo”, si è limitato a dire il ministro dell’Economia, Gian Carlo Giorgetti a chi gli chiedeva se la manovra finanziaria, in discussione alla Camera, fosse pensata per gli italiani. Lo disse uscendo da Montecitorio e salendo in macchina.

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